Si, avevamo lasciato Totò e Peppino (Luca e Paolo) che mesti se ne tornavano a casa dopo la fallita spedizione alla Scala.
Saltiamo tutta la parte che separa il rientro e arriviamo al 23 di febbraio, giorno in cui, permessi alla mano, avremmo avuto finalmente accesso ai bar interni della Scala. Nel frattempo il nostro cliente aveva perfezionato tutto secondo regola e Paolo aveva avuto il numero diretto e nientepopodimeno che il numero di cellulare di Alessandro Magno!!! Oh, vi rendete conto???!!!??? Non solo, aveva il permesso di chiamare in qualsiasi momento ne avessimo avuto bisogno. Non essendo più legati al lunedì, decidiamo di scegliere il venerdì per lavorare, ma l'accordo col Magno era che saremmo arrivati il giovedì intorno alle 16 per fare il famoso sopralluogo per avere un'idea di cosa fotografare, visto che il tempo a nostra disposizione sarebbe stato comunque limitato. Assicuratoci anche il pernottamento a casa della cognata di Paolo (eh si, ci piace soffrire), aspettiamo solo il giorno della partenza. Ebbene, stavolta che a Milano sembra poter andare tutto liscio, i problemi cominciano in terra natia. Già da qualche giorno prima della partenza, una perturbazione aveva portato abbondanti nevicate su tutto il versante Adriatico fino alla costa, tanto che il martedì avevo interrotto a Cattolica un viaggio che doveva portarmi in Veneto. Decidiamo quindi di spostarci in treno, optando per l'attrezzatura “leggera”, ossia una batteria di 8/9 flash a slitta, stativi e cavalletti piccolini, ma comunque un bel carico.
Durante il viaggio, all'altezza di Parma, ancora sotto la neve (che ci accompagnerà fino a Piacenza), Paolo fa il primo tentativo di chiamare il Magno...l'ufficio suona a vuoto, il cellulare irraggiungibile. A me comincia a tornare su il panino che avevo appena finito di mangiare. “Sarà a pranzo”, sentenzia Paolo, e io di fronte all'evidenza dei fatti, dato l'orario, fingo di crederci. Alle porte di Milano, intorno alle 15, Paolo fa un altro tentativo con gli stessi risultati del primo, e io “Ma quanto magna Magno?” :-))) Non per fare il gufo, ma la cosa mi puzzava, tanto per cambiare.
I tentativi si infittiscono: 15,30, poi appena scesi dal treno, poi attendendo il taxi (non vuoi che ci sia la fila con la settimana della moda in corso?), poi dal taxi che ci porta verso la Scala con l'autista che ci chiede se siamo giornalisti che vanno a documentare l'agitazione...l'agitazione???... L'AGITAZIONE???????????? La mia di agitazione non c'è bisogno di documentarla, è decisamente visibile “Si-fa il tassista-pare che il sovrintendente sia stato sfiduciato e che le maestranze siano in sciopero permanente tanto che il cartellone degli spettacoli è stato annullato almeno fino a marzo e pare che anche il maestro Muti stia per saltare”
Beh, devo dirvi qualcosa? No, come allora piombo in mutismo assoluto (che non era sostegno al Maestro) e proseguo nella fredda cronaca. Siamo davanti al teatro alle 15,45 e facciamo l'ennesimo tentativo di telefonare mentre percorriamo il loggiato che porta all'ingresso artisti (che ormai conosciamo a memoria. E scopriamo che la cosa è reciproca perché il portiere, appena varchiamo l'uscio esclama “Ancora voi???!!!???” Spieghiamo al buonuomo che stavolta abbiamo tutto in regola, che dobbiamo solo vedere il dott. Magno che ci accompagnerà a fare un sopralluogo “Ma il dottor Magno è in assemblea sindacale permanente con le maestranze” e io “Quanto dura l'assemblea?” “Permanente non le dice niente? - fa lui – Come può finire tra 5 minuti, così potrebbe durare fino a domani mattina” Ci frughiamo in tasca...si, abbiamo sigarette sufficienti per la lunga attesa. Andiamo al bar esterno per conoscere finalmente il Magagna (direttore dei bar) e scroccargli un caffè, poi torniamo a fare l'appostamento di fronte alla porta a vetri dell'ingresso artisti e via con le prime sigarette e considerazioni, più o meno funeste. Pensiamo che anche se l'assemblea finisse a breve, il Magno alle 17 stacca dall'ufficio e non è detto che ci presti attenzione. Ma i nostri polmoni non furono devastati così tanto, visto che alle 16,30 cominciò ad uscire della gente abbastanza arrabbiata e dopo una cospicua processione di facce sconosciute e tese, ecco che il buon Magno, visibilmente provato e meno bello di 2 settimane prima, si affacciò alla porta.
Prima nota positiva dell'avventura: saluta e si scusa e ci spiega brevemente la situazione che era più o meno (con qualche dettaglio in più) quella che ci aveva detto il taxista. Lui aggiunge che, data la situazione particolarmente delicata, il giorno successivo sarà costretto ad accompagnarci durante tutto il lavoro e che non potremo scattare oltre le 13...sempre di meno!!! Ma la cosa positiva era che, ancora una volta, avremmo trascorso una sola notte col "Vandalo" :-)))
Veloce giro, e scegliamo di lavorare principalmente nello splendido ed enorme foyer e più velocemente in altri 2 bar, di più non saremmo riusciti a fare. Finito il giro, salutato e dato appuntamento per la mattina successiva al dott. Magno, siamo di fronte alla Scala con le nostre borse di attrezzatura, sacche di cavalletti e borse effetti personali. Ci accendiamo una sigaretta e Paolo fa la fatidica telefonata per annunciare alla cognata che di lì a mezz'ora saremmo arrivati. Chiuso il telefono guardo l'orologio, guardo Paolo e gli dico “Sono solo le 5...fino a sera non credo di resistere...” Neanche mi fa finire di parlare che è già di nuovo al telefono con la cognata “Abbiamo saputo che c'è una bella mostra e abbiamo deciso di andare a vederla. Ci vediamo per l'ora di cena” A quel punto dovevamo davvero trovare qualcosa da fare per le prossime 3 ore, visto che stava anche iniziando a piovere. “Andiamo in piazza Duomo che qualcosa troviamo”
Insomma, mani e spalle occupati ci avviamo verso piazza Duomo e infatti, già in galleria abbiamo avuto il sospetto che qualcosa in piazza avremmo sicuramente trovato, visto che più ci avvicinavamo, più aumentava la gente, fino a che con i nostri bagagli ci troviamo praticamente incastrati trascinati dal flusso (nostro malgrado) verso una meta sconosciuta ma decisamente molto affollata. Ebbene, ci si aprì la vista di una piazza Duomo piena come un uovo, dove dei maxischermi stavano trasmettendo quello che avveniva in chiesa, precisamente il funerale di don Giussani, fondatore di CL...rispetto massimo e cordoglio per lui...ma che sfiga per noi, incastrati con le nostre borse tra la folla dei 30.000 che nonostante la solennità della circostanza, non lesinava qualche bel “complimento” al nostro indirizzo a causa dei nostri ingombranti bagagli, che qualche anca e qualche tibia l'hanno anche martoriata. Insomma, per arrivare all'ufficio APT dall'altro lato della piazza ci impiegammo un tempo infinito...ma ci arrivammo!!!
Entriamo e chiediamo se ci fosse qualcosa da vedere, la gentile signorina ci consiglia una mostra di Helmut Newton da Photology. Chiediamo una cartina per andare a piedi, ma la signorina ce lo sconsiglia visto che non è vicinissimo e sta anche piovendo, ci da quindi la fermata metro più vicina e il percorso per arrivarci. Benissimo, usciamo e decidiamo di evitare gli ingressi Duomo che ci avrebbero costretto a rimetterci nella calca, ci allontaniamo dalla piazza e scendiamo verso la prima fermata che troviamo.
Non dimenticandoci di essere Totò e Peppino, litighiamo per un po' con la macchinetta automatica per i biglietti che non ne vuole sapere di accettare i nostri 5€ neanche troppo sgualciti e da buoni terroni ogni tanto facciamo smaltire la fila che si forma dietro di noi per poi ritentare inutilmente, mentre da un po' l'altoparlante gracchia lo stesso annuncio che ad un certo punto mi decido di ascoltare con attenzione.
Dice “Per motivi di ordine pubblico gli ingressi Duomo vengono chiusi. Servirsi delle vicine fermate Cordusio e Missori...Cordusio e Missori? Noi dove siamo? Giriamo lo sguardo verso il cartello che ce lo svela “MISSORI” e vediamo avanzare verso di noi un fantozziano fiume di persone, così compatto che sembra un corpo unico...attoniti e ancora senza biglietto, assistiamo impotenti e rassegnati al formarsi di una fila di decine di metri di fronte alla nostra e alle altre macchinette. Dopo un quarto d'ora è di nuovo il nostro turno e finalmente, dopo qualche tentativo a vuoto abbiamo i nostri biglietti per raggiungere l'agognata fermata Moscowa, vicino alla quale c'è la piccola (avendone vista una sontuosa l'anno precedente a Bologna) ma comunque interessante mostra del Maestro tedesco.
Alle 18,30 più o meno siamo fuori dalla galleria e approfittiamo del bar di fianco per un aperitivo con pianificazione degli scatti del giorno successivo. Andandocene chiediamo alla ragazza del bar dove sia un vicino punto per prendere un taxi e lei si offre di chiamarcene uno direttamente. Paolo che è un po' diffidente per natura, chiede di avere il numero per farlo noi. Usciamo e ci incamminiamo verso l'incrocio indicatoci e cominciamo a chiamare il numero. Niente, suona invano per tempo immemore...la pioggia e la settimana della moda... probabilmente tutti i taxi sono più che occupati. Tentiamo di prendere al volo dai taxi che ci sfrecciano davanti, i numeri di altre compagnie che non portano comunque risultati diversi dalla prima, fino a che, come nei film americani, usciamo dal cornicione che riparava si e no le nostre schiene dall'acqua, ci mettiamo sul ciglio del marciapiede ad alzare il braccio di fronte ad ogni taxi che vedevamo arrivare. Uno di questi si impietosisce e nonostante fossimo nel bel mezzo di un incrocio, si ferma a rischio tamponamento e ci porta all'ultima destinazione della giornata: la "tana del Vandalo”...ma visto che ho già scritto troppo e promettendovi che la conclusione sarà breve e con “colpo di scena”, per adesso vi saluto e vi do appuntamento a molto presto ;-)
"Pranzo" in treno nel viaggio di andata



