Badate bene...tutti i nomi che citerò non sono di fantasia ma pura realtà e a mio parere hanno avuto una sinistra influenza in tutto ciò che è accaduto :-)))
Un cliente che produce macchine per caffè da bar per un marchio prestigioso, vinse l'appalto per la fornitura dei 7 bar della Scala dopo il suo restauro terminato nel 2004. Nel contratto di fornitura, riescono a farsi accordare una giornata per realizzare degli scatti fotografici che documentassero la presenza delle loro macchine all'interno del teatro a scopo pubblicitario.
Ci viene commissionato tale lavoro e teniamo contatto con il commerciale del nostro cliente che ha curato l'appalto e che si sarebbe occupato di tutta la parte burocratica della cosa. Per noi, tutti i contatti preliminari furono tenuti da Paolo, che organizzò anche la trasferta, procurando appoggio a casa di sua cognata che abita a Milano.
Il lavoro è fissato per lunedì 15 febbraio 2005, giorno in cui ci sarebbe stato un concerto della stagione Sinfonica. Il nostro progetto era di realizzare durante la giornata degli scatti ai bar vuoti e la sera, nell'intervallo del concerto, macchina sul cavalletto e tempo lungo, una serie di scatti più “vissuti” con delle persone in movimento e una coppia di modelli (scelti e chiamati da noi tramite agenzia), immobili e unici riconoscibili con tazzina marchiata in mano.
Dalla ditta ci danno l'ok, organizziamo e partiamo domenica 14 per poter essere operativi dalla mattina presto. Carichiamo un mare di attrezzatura e partiamo. Per prima cosa, Paolo mi chiede di memorizzare per sicurezza il numero del nostro referente a Milano che era all'epoca il direttore dei bar, il signor Magagna...non so da voi, ma da noi “magagna” ha il significato non proprio augurante di qualcosa che non funziona :-) Ma a parte il nome, quello che a me suona strano è il ruolo: “Siamo sicuri che per lavorare con quantità di attrezzature all'interno della Scala (benché fossero i bar) basti il permesso del direttore dei bar stessi?”- chiedo a Paolo. Lui mi tranquillizza dicendo che è tutto ok e che il nostro uomo ha pensato a tutto...si, il nostro uomo, il commerciale che ha messo a segno quel bel colpo per l'azienda...il dott. Pompei... no, nessun errore, proprio Pompei... Magagna, Pompei...mmmmmmmmhhhhhhhhh...qui la faccenda puzza.
Durante il viaggio, Paolo mi mette al corrente che sua cognata che ci ospiterà ha un bimbo di 3 anni un po' “irrequieto”, tanto che periodicamente, marito e moglie a turno vengono una settimana in Ancona dai genitori di lei per prendersi una pausa e spurgarsi un po' dallo stress da bimbo. Io pensavo...e che sarà mai? Beh, ho dovuto attendere solo qualche ora per scoprirlo. Nel frattempo eravamo giunti a Milano e decidemmo di passare davanti al teatro per renderci conto della situazione.
Alle 19 arrivammo a casa dei nostri “ospiti” e cominciai a fare conoscenza del piccolo vandalo che, dopo un po' di timidezza iniziale ( 2 minuti e 37 secondi) cominciò a reclamare i suoi diritti di bambino a voler e dover giocare a suon di calci e pugni al padre, alla madre (e va beh), ma anche a me e Paolo e ad urlare come un forsennato se non gli si dava ascolto. Chiedeva di leggergli la favoletta mentre lui faceva tutt'altro, ma se smettevi ti si scagliava contro con rincorsa con un pugno dritto alla bocca dello stomaco. Ciliegina sulla torta, finita la sua cena, mentre noi stavamo ancora mangiando, si “stravaccò” su di me con una banana della quale non sopporto neanche l'odore. Quando finì di mangiarla, ebbe la meravigliosa idea di pulirsi mani e bocca nel mio maglione...credo che quella fu l'unica volta nella mia vita dove mi vennero istinti di violenza verso un altro essere vivente senza tentare di reprimerli. Lo presi di peso e lo spostai di un buon metro da me, nonostante avessi la finestra a portata di mano con un bel 20m di dislivello dal piano stradale; risultato? Mi assestò un bel calcio in un malleolo...una goduria. Pensai bene, a quel punto, che la cosa migliore da fare fosse andare a dormire e sarebbe finito tutto: povero illuso.
Prima di darci la buonanotte, i padroni di casa ci diedero la fornitura necessaria per sopravvivere alla notte, cioè una brocca d'acqua a testa “Qui il riscaldamento è centralizzato, lo tengono altissimo e lo spengono tardi. Di notte non è raro svegliarsi per la disidratazione”. Verissimo, ma prima di essere svegliato dalla mia sete, fui svegliato da un MAAAAAAMMMMMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAACCCCCCCCCQQQQQQQQQQUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA.
Un urlo continuo che squarciava la notte fino a che la mamma si presentava sulla soglia col bicchiere d'acqua, allora il novello Tarzan impegnava la sua bocca per bere e non per urlare. Questo, mi dissero poi, succedeva di norma 3 o 4 volte per notte, estate e inverno senza distinzione. Ma fummo fortunati perché quella notte accadde 2 sole volte, forse anche perché alle 6 eravamo già in piedi per essere puntuali all'appuntamento che il Magagna ci aveva fissato per le 8,30
Alle 8,15 eravamo davanti al bar esterno, base d'appoggio e di partenza. Paolo accosta la macchina, scendo ed entro nel bar chiedendo del direttore. Mi viene detto subito che il direttore arriva non prima delle 9 di solito. Pensai che per l'occasione ci avesse concesso mezz'ora e non fosse ancora sul posto visto che eravamo noi in leggero anticipo. Chiedo il permesso di scaricare intanto le attrezzature, cosa che mi accordano, cosicché possiamo andare a lasciare la macchina al parcheggio che avevamo individuato a 200mt...non molti, ma con tutte le attrezzature che avevamo non certo pochi. Andiamo verso il parcheggio e quando il navigatore indica che siamo a 30mt....blocco per lavori in corso. Deviamo ed entriamo in una strada stretta dove il navigatore a causa dei palazzi alti ai lati perde il segnale e noi, che siamo un po' come Totò e Peppino, ci siamo persi di brutto. Morale, dopo aver girato 4 volte intorno allo stesso punto, ci dirigiamo verso un altro parcheggio del quale avevamo visto l'indicazione tentando di arrivare all'altro.
Rientriamo nel bar che sono le 8,45 (mezz'ora per parcheggiare a 200m) ma di Magagna nessuna traccia. Paolo tenta di chiamarlo al telefono: “L'utente è irraggiungibile”...ohibò...che i miei foschi presagi prendano corpo? Decidiamo di muoverci in proprio e chiediamo ai baristi la cortesia di rintracciarlo mentre noi saremmo andati a farci un giro di sopralluogo.
Borse in spalla per prendere qualche “appunto” ci rechiamo all'ingresso artisti, come ci avevano indicato i dipendenti del bar, ci qualifichiamo e...il portiere non sa niente di noi. Facciamo controllare sotto tutti i nomi possibili, se non i nostri, quello del cliente, di Magagna e persino di Pompei. Niente di niente. Spieghiamo bene cosa dovremmo fare, ma ci viene risposto che senza permesso non possiamo accedere. Torniamo al bar “Abbiamo rintracciato Magagna...” dice una delle bariste, (prima buona notizia-penso-) “...è malato e oggi non verrà...” (ma perché non sto zitto?) “...ma ora arriva il vice direttore e vi accompagna lui.” (Questa si che è una buona notizia!!!)
Di nuovo borse in spalla e via, di nuovo verso l'ingresso artisti, veloci che sono già quasi le 10. Aspettiamo in un angolo mentre il vicedirettore confabula col portiere. Torna da noi e ci dice le stesse cose che il tizio aveva detto a noi “Senza permesso non si entra”. Nel frattempo, un tizio benvestito (una sorta di Lino Banfi più grasso) al tornello di ingresso, incuriosito dal movimento, si avvicina e chiede chi fossimo e cosa facessimo lì. Lo mettiamo al corrente e lui si qualifica come vice della sovraintendente e ci dice (udite che novità) che “Senza permesso non si entra”, ma aggiunge una nuova informazione: alla nostra rimostranza che il permesso ci era stato assicurato dal cliente essere stato concesso, ci disse che (magari qualcuno di voi lo ricorda) in quel periodo era in atto una agitazione delle maestranze della Scala contro la sovraintendenza, per cui il clima non era proprio dei più distesi. Sarebbe stato meglio desistere dal nostro intento, a suo dire. “Ma noi abbiamo fatto 450 km per venire a lavorare”. Alzata di spalle di rito - “Mi dispiace” fu la sua risposta.
Torniamo al bar, il vicedirettore richiama il Magagna che gli consiglia di farci un permesso provvisorio di quelli che loro usano per far accedere baristi e fornitori alle sale interne. Che idea geniale...stavolta, forti del permesso ci dirigiamo direttamente ai tornelli, saltando il portiere che, poverino, si sentiva escluso.
“Questi non valgono”, sentenzia il Benvestito “e poi il Maestro Muti ha appena iniziato le prove e non vuole assolutamente nessun estraneo all'interno del teatro”. “Ma noi è nei bar che dobb...” “NESSUNO!!!” A quel punto tentiamo di capire come fare per salvare almeno la giornata e decidiamo di andare alla fonte del problema: chiamiamo Pompei, non la città, il nostro referente. Che ci conferma di aver fatto tutto secondo prassi e comunicato per tempo che tal giorno a tal ora sarebbero giunti n° 2 fotografi da Ancona per fare servizio ai bar interni del teatro con soggetto macchine per caffè fornite dalla ditta tal dei tali. Tutto questo l'avrebbe concordato telefonicamente col segretario personale della sovrintendente, dott. Magno. Mettiamo al corrente di ciò il Benvestito che senza replicare si avvicina al portiere che prende il telefono. Il Benvestito torna verso di noi e ci dice “Ora scende il dott. Magno” Nell'attesa io e Paolo cerchiamo di riprogrammare il lavoro in base al poco tempo rimasto, sono quasi le 11: pensiamo di tralasciare i bar piccoli e di concentrarci solo sui 3 grandi e scegliere quello nel quale sarebbe stato più comodo lavorare la sera con il pubblico e i modelli, così da comunicarlo al dott. Magno che nel frattempo esce dall'ascensore e si presenta “Magno Alessandro”.................................ho capito bene?
Cioè, ai nostri Magagna e Pompei, che sanno di sòla e tragedia, il “nemico” contrappone nientepopòdimeno che Alessandro Magno!!! Beh, possiamo anche andare a casa :-))) Il giovine (e bello) Alessandro Magno conferma che è tutto vero...nel contratto c'è che al cliente veniva accordato il servizio, vero che Pompei aveva comunicato telefonicamente che saremmo arrivati tal ora di tal giorno, ma vero anche che la cosa non era mai stata formalizzata da un documento...in sostanza, un fax o simile che ufficializzasse la cosa... “Verba volant, scripta manent” Questo disse a noi, questo ripeté al Pompei che noi richiamammo e facemmo parlare con Alessandro Magno che gli disse “Ma pensava che alla Scala che è un monumento nazionale, tempio mondiale della musica, lei potesse entrare come a casa di un amico?” E non aveva tutti i torti, onestamente.
Speravamo che, capito che noi eravamo vittime dell'approssimazione colpevole di una terza persona, quantomeno per pietà ci facessero lavorare; illustrammo quindi i nostri intenti. Ci ascoltò per sentenziare alla fine:”Non ci siamo capiti: senza permesso della Sovrintendenza non si entra e le foto durante il concerto, col pubblico presente toglietevele dalla testa, oggi e per sempre. Detto questo, signori, io ho i miei impegni, torno nel mio ufficio” GELO!!!
Tornammo al bar nostra base (per fortuna quello ha l'accesso dalla piazza), per prima cosa avvisammo i modelli che il lavoro era saltato e che avrebbero potuto comunque addebitare al cliente la tariffa per mancato lavoro, cosa che non fecero. Decidemmo quindi, per non mandare tutto in fumo e visto che comunque erano le 11.30, di fare comunque gli scatti nel bar esterno, dopodiché, siccome il servizio interno andava comunque fatto e saremmo dovuti tornare una volta formalizzati tutti i permessi, avremmo fatto un sopralluogo nel pomeriggio, visto che la prova del Maestro Muti sarebbe nel frattempo terminata.
Fatti i nostri scatti, torniamo col permessino e senza macchine fotografiche all'ingresso artisti, dove il Benvestito neanche ci fa avvicinare che esclama “Allora non ci siamo capiti!!!” Un po' come nelle comiche anni 30 dove ti ripresenti vestito da idraulico, da ragazzo delle pizze, da prete, ma ti riconoscono sempre e non ti fanno entrare :-((( “Siamo senza attrezzatura, le prove sono finite, l'equivoco è chiarito, facciamo solo un giro per vedere quello che ci aspetta quando torneremo” E lui “Mi dispiace, le visite si possono fare solo di mattina”-”Ma come, stamattina...” “SOLO DI MATTINA!!!”
Mestamente torniamo al bar dichiarando la nostra resa e ci dirigiamo verso il parcheggio per recuperare la macchina e tornare a caricare le attrezzature: 6 ore di parcheggio una ventina di euro...se rinasco, apro un parcheggio a Milano!!!
Facciamo il nostro carico, salutiamo e ci dirigiamo verso la nostra base di appoggio a riprendere le valigie: visto che è andata così non dobbiamo restare un'altra notte a Milano come sarebbe stato necessario secondo i nostri programmi lavorando fino a notte per lo spettacolo. E quella è stata l'unica vera nota positiva di tutta questa storia...salvi dal vandalo.
E pensate sia finita qui? Ovviamente no perché saremmo dovuti tornare, ma tenete bene in mente il fatto che in quei giorni c'era l'agitazione delle maestranze della Scala, perché avrà un ruolo fondamentale nel calvario che ci aspettava al nostro ritorno, con tanto di neve e megafunerale in pazza Duomo...
A presto ;-)


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Luca