Avevo contagiato con la mia “malattia” altri 5 dipendenti e con 2 di loro, d'estate ci svegliavamo alle 4 per andare in un vicino laghetto (diventato oggi oasi WWF) per fotografare gli uccelli, malattia trasferitaci da Renato.E' grazie alla fotografia che quindi ho scoperto che non esistevano solo passeri, canarini e rondini.No. esistono anche il Tarabuso, l'Airone, il Fenicottero e persino il Piro Piro boschereccio!!!C'ho le prove, li ho fotografati.Un'oretta e mezza di appostamento con un 500 russo duplicato, pellicola da 800 ASA (prima che diventassero ISO) , una impugnatura fotofucile autocostruita e poi tornavamo a lavorare.
In quell'anno in ditta ci fu una rivoluzione e uno di quelli che fino all'epoca era stato il cocchetto del capo venne silurato.Un po' per l'amicizia che ci legava, un po' per una piccola vendetta verso l'ex capo (togliendogli il tecnico), mi comunicò che nel suo giro di ricerca lavoro tramite conoscenza, era venuto a sapere che uno studio fotografico (di cui ignoravo l'esistenza) cercava un collaboratore.
Credo di esserci andato a parlare il pomeriggio stesso, figuriamoci.
Per la prima volta entro in uno studio fotografico vero. Ci è voluto un po' per capire che fosse tale, se non per il buio quasi totale. Solo in fondo ai 20 mt di capannone c'era un bagliore, con un tale che in cima ad una scala, se ne stava sotto un panno nero, proprio come nelle comiche quando facevano le foto.
Di fronte a lui, 2 enormi pannelli (3,5x2,8 mt, scoprirò successivamente) sui quali erano puntati dei fari. Mi avvicino facendo gimkana tra la miriade di cose sparse nel cammino, tra fari, pannelli, contrappesi e mi affaccio (come quando dalla collina arrivi al mare e vedi l'immenso) ad un fondale grigio (limbo, chiamatelo come volete) di 10x8mt con una schiena alta quasi 5, sul quale Paolo, questo il nome del fotografo, stava fotografando (mi sembra) una barella (si, proprio quella), uno dei circa 100/120 pezzi di attrezzatura ospedaliera che componeva il catalogo commissionato dal cliente.
Non ricordo cosa ci fossimo detti con Franco (il suo socio, grafico/amministratore), ma io avevo già deciso ancor prima di andare. Avrei accettato quel posto, qualunque fosse stato, pur di stare in un posto dove si facesse fotografia...a qualunque condizione economica. E la condizione non fu leggera: nella mia ditta prendevo all'epoca un bello stipendio di 1.250.000£ al mese per 14 mensilità, andai a prenderne 800.000...non si sa per quanto!
A 25 anni, per realizzare un tuo sogno non sarebbe male, se a 25 anni non avessi già una figlia di 4, una moglie disoccupata, e se non ti apprestassi a fare un lavoro che amici e parenti non sapevano neanche che esistesse: “Fotografano mobili? Ma è un lavoro? E li pagano? E poi?” E poi? ...e poi...boh!!! Bene..evitato con non poca fatica prima il linciaggio, poi il ricovero alla neurodeliri, alla fine del tempo di legge dovuto alla vecchia ditta (anche lì non vi dico che lotta), inizia la mia carriera di fotografo e finalmente il sogno della mia vita sta per avverarsi.
Prima fase, conoscenza degli attrezzi del mestiere: martello, cacciaviti, avvitatore elettrico, sega, rullo e pennelli per verniciare; e naturalmente scope e stracci in quantità :-))) Ebbene si, a loro serviva un allestitore e, visto che lo studio era attivo da un anno ma in crescita, al bisogno avrei potuto cominciare a mettere mano a banco ottico e luci.
Per mia fortuna questo si verificò in breve tempo e dopo 4/5 mesi affiancai Paolo nella fotografia praticamente a tempo pieno, visto che nel frattempo era stato assunto un allestitore “vero” per la standistica. Ma, dopo 7/8 mesi di fotografia, ci fu un periodo di stallo e lo studio, così giovane, non poteva permettersi di tenere 2 dipendenti, quindi il falegname fu liquidato e mi si prospettava quindi una retrocessione che a quel punto non accettavo. La vedevo come uno stop alla mia crescita che, grazie alla mia passione, era stata rapida ed efficace in quel periodo.
Venne in mio soccorso la seconda coincidenza fortunata di quel periodo: uno studio vicino (non sapevo che ne esistesse uno, invece ce n'erano ben due) e acerrimo concorrente (i 2 proprietari erano ex soci) apriva una “filiale” in un'altra provincia e lo studio storico rimaneva senza fotografo che per ragioni pratiche passava al nuovo. Mi chiamarono e mi fecero una proposta vantaggiosa sia sul piano economico che, più importante, di crescita professionale. Accettai con la stessa rapidità (e più incoscienza) della prima volta. Più incoscienza perché in realtà non ero pronto per tirare avanti da solo una sala posa di quelle dimensioni e di quella importanza...ma dovevo e volevo andare avanti, mi presi le mie responsabilità e accettai. Gli accordi erano di investimenti della proprietà per una ulteriore crescita nel tempo della sala posa, che si stava trasferendo in un nuovo capannone.
Rimasi lì un anno e credo che quello fu l'anno fondamentale per la mia crescita, perché non avevo più Paolo alle spalle che di fronte alle difficoltà (e nell'arredamento ce ne sono ogni 12 minuti) poteva darmi un consiglio per superarla. No, dovevo cavarmela da solo.
In quell'anno ho lavorato tantissimo, ogni giorno fino allo sfinimento per ottenere un risultato all'altezza di quello che si aspettavano da me ad ogni foto. Stavo in studio anche 14 ore per lavorare, studiare, capire, sperimentare ed ho affinato in quel periodo (nonostante le mancate promesse di investimento in attrezzatura) un mio stile che ha avuto successo (i lavori girano, le voci pure), tanto che dopo un anno appunto, vengo richiamato dal mio “vecchio” studio.
Mi fanno “un'offerta che non si può rifiutare”: stipendio praticamente doppio, 10% di quota societaria praticamente regalato e ruolo di primo fotografo nel giro di un anno, dal momento che Paolo ha deciso di staccarsi dallo studio e lavorare come free lance.
Era il '90...manca ancora tanto al 2005...direi che per ora possiamo fermarci qui. Ah, c'è bisogno che vi dica che naturalmente ho accettato? No, vero?
Ci vediamo tra un po'...da soci...e comincia il bello.
Siccome non ho foto di uccelli (tutte nei “plasticoni”) né del periodo da attrezzista, metto delle foto di un set intero (anche se molto semplice e recente) e, per chi non le avesse mai viste, metto una foto dove si vedono quelli che erano i “file” dell'epoca...diapositive 6x7, 6x9, 10x12 e 13x18 cm.
Poi, mi voglio rovinare, 3 Polaroid (10x12 cm) che mi ritraggono nelle prove luci per i rari servizi di “animato” che ci capitava di fare.
Ebbene si, sono nato coi capelli pure io






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Luca