lunedì 16 novembre 2009

...E ADESSO LA PUBBLICITA'...

Prima di riprendere la storia, volevo fare una breve digressione, una pausa.

Finora ho dato per scontato che voi immaginaste che il mio studio (quindi io), nonostante la forte specializzazione nell'arredamento, non fotografasse solo mobili e complementi/accessori del mondo del mobile, ma dare le cose per scontate non è mai cosa giusta.

In realtà, anche grazie al fatto che la nostra zona non vanta tantissimi studi, fotografavamo di tutto. Perché “ a scendere” eravamo più che organizzati per far fronte a qualsiasi esigenza, sia dal punto logistico/organizzativo, sia dal punto di vista qualitativo. Questo perché lavorare nell'arredamento, come dicevo, significa comporre in un unico scatto anche decine di still life e permette di conoscere tantissimi materiali e come trattarli. Legno, stoffe, metalli, superfici lucide, opache e trasparenti, verniciate o naturali, oggetti e cibi...di tutto. E a livello dimensionale neanche a parlarne...se hai un tir puoi trasportare sia oggetti enormi che microscopici, cosa che con un “fiorino” non puoi fare. Se sei organizzato per fotografare ambienti enormi, figurati oggetti che stanno in una mano.

Per cui negli anni mi è capitato di fotografare dai bottoni per abiti ad enormi ponteggi per autofficine, macchine per gommisti e scaffalature industriali, cappelli e dolci, gioielli e abbigliamento, biciclette e bottiglie di vino, complessi musicali e macchine per palestra...proprio di tutto, comprese (come citavo all'inizio) attrezzature ospedaliere, ma anche...ebbene si...loro li chiamavano “cofani”, mi capireste meglio se vi dicessi bare? Insomma, proprio di tutto.

Vi racconto brevemente un piccolo aneddoto proprio relativo ai “cofani”. Veniamo contattati da un grosso produttore toscano che ci chiede una prova che accordiamo. Arriva l'oggetto, facciamo la foto, la spediamo al cliente (l'email non si sapeva neanche cosa fosse), per cui qualche giorno trascorre così. Il cliente è soddisfatto del lavoro, ci preannuncia l'invio di una decina di pezzi e il ritiro contestuale di quella oggetto del test. Non avendo un magazzino esterni, si pone il problema di dove tenerla...scegliamo un angolo il più lontano possibile dall'ingresso e la mettiamo lì. Avete presente l'effetto di un punto nero su un foglio bianco...perfetto, proprio quello. Chiunque entrava cambiava espressione fissando lo sguardo proprio in quell'angolo lontanissimo dello studio e battute, scongiuri e filastrocche scaccia-jella erano d'obbligo :-))) Decidiamo quindi di coprirla con un telo nero...non l'avessimo mai fatto. L'effetto a quel punto non era più della vista del semplice oggetto, ma proprio quello di avere il morto in casa da nascondere :-)))) Togliemmo il telo, lasciammo passare i giorni, ma ci attrezzammo per fare in modo che ad ogni servizio la permanenza dei pezzi fosse ogni volta la più breve possibile (il cliente aveva consegne settimanali nella nostra zona).

E vi dirò comunque che, a livello di soggetto, non è per niente semplice da fotografare, visti i materiali, le forme e le finissime rifiniture che hanno e che giustamente devono essere messe in evidenza...anche se “l'utilizzatore finale” di certo non potrà mai apprezzarle!!!

Sdrammatizziamo :-))))















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Luca