mercoledì 11 novembre 2009

Un luuuuuuuuuuungo passo indietro...

...di una ventina d'anni. Stavo giusto pensando, ascoltando anche il parere dei primi di voi che hanno letto (e che ringrazio), che ho fatto un bel salto per essere una storia chiara, partendo effettivamente dal 2005.Insomma, ho fatto un po' come quei film che cominciano con il protagonista che muore, poi raccontano tutta la storia per spiegare come è successo, e alla fine ci fanno vedere un po' la conseguenza del fatto.

Bene, quindi visto che sono “morto” (tocco tutto il toccabile), ora vi racconto come e perché...e cercherò di farlo brevemente.Perdonatemi se non ci riuscirò.Parlerò di cose che in fotografia è come parlare di ere geologiche, vista la velocità dell'evoluzione di questi ultimi anni.Ma solo di cose hardware, perché la tecnica e la filosofia della fotografia non sono cambiate perché, come sostengo da sempre, la fotografia è quello che succede davanti e dietro la macchina, cioè nella scena e nella testa. La macchina registra solamente (più o meno bene, con più o meno pixel, con la pellicola a colore o BN) quello che voi avete pensato o visto e avete voluto catturare.

Dopo questa premessa che già basterebbe per un post, diciamo che il mio primo approccio con la fotografia (che nessuno conosce) ha qualcosa di comico/grottesco.

Credo che avessi 13/14 anni: comprai in cartoleria l'equivalente di allora di una usa e getta , sparai tutto il rullino da 12 e corsi in bagno.Aprii l'acqua nel lavabo, estrassi la pellicola dal caricatore e la misi velocemente nell'acqua aspettando che qualcosa si formasse, come avevo visto un sacco di volte accadere nei film. Senza che sto a dirvi il risultato, vi dico che avevo deciso che la fotografia non faceva per me :-)

Fino a quando quando un mio amico con la reflex (una Petri attacco a vite 42x1, molti non sapranno nemmeno della sua esistenza) cominciò a farmi capire che portando il rullino in negozio, qualcosa poteva anche uscire fuori.

Tralascio qualche passaggio intermedio e vi dico subito che quella rivelazione fu la causa del perché oggi sono qui e della peggior malattia che abbia contratto in vita mia.

Avete presente un bimbominchia che pur sapendo che le riviste uscivano in edicola intorno al 20 del mese, cominciava a chiederle all'edicolante intorno all'8/10? Eccolo, ce l'avete “di fronte”. Divoravo di tutto, ad agosto stavo male perché non uscivano e allora mi compravo dei libri, con enormi sacrifici, perchè allora forse più di oggi, la fotografia era un hobby molto costoso.

Ma proprio a libri e riviste devo la mia formazione di base, e ad un pover'uomo, Renato Borocci, che ha avuto la malaugurata idea di aprire un negozio di fotografia vicino casa mia. All'epoca lavoravo in una ditta che faceva un solo turno, 6/14: per cui, la mattina lavoravo, dalle 3 alle 6 andavo in giro a far foto, dalle 6 alle 8 a tormentare di miliardi di domande Renato, che è stato il primo vero mio maestro.Ed è anche grazie ai suoi consigli ed insegnamenti che in alcune di quelle riviste che attendevo con ansia in edicola, ci finissi anche io.

Nell '84 (raga...oh...25 anni fa!!!miiiiiiiiiiiiiiiiiii, se sono vecchio!!!) "Fotografare" decide di pubblicare delle cose che avevo inviato. Un articolo di 6 pagine con alcune foto che a rivederle mi vengono i brividi...non tanto per l'emozione, ma per la pessima qualità...che tenerezza :-))) Di questo ringrazio ancora Marco Bastianelli, allora redattore della rivista, troppo prematuramente scomparso e che approfitto per ricordare.


Nel '90 invece, con una foto poco migliore delle precedenti, vinco il premio Kodak Ektar (pellicola negativa che voleva arrivare alla qualità delle diapositive) e vengo pubblicato sulla rivista Reflex.


Diciamo che questo chiude la mia prima fase fotografica, quella pre/professionale che mi aveva fatto acquisire già importanti basi tecniche sia in ripresa che in camera oscura.Ma sempre e solo rigorosamente colore, quasi esclusivamente diapositive che sviluppavo e stampavo da me in Cibachrome (che vedete nelle foto)...ma non nel lavabo del bagno, ormai avevo capito che non era proprio il metodo giusto per ottenere risultati. So' de coccio, ma prima o poi ci arrivo :-)

Questi anni li ho spesi alla ricerca di uno “stile”...ma di "stile" parlerò non appena avrò ritrovato delle cose importanti per parlarne. ;-)

Quello che posso dire intanto è che, come si può vedere dal poco che riesco a pubblicare, non c'era traccia di presenza umana nei miei scatti, se non come presenze: di spalle, ombre, dettagli e frammenti...mai un volto, mai un ritratto “classico”, mai una presenza fisica riconoscibile e protagonista dei miei scatti.Molto colore, contrasti esagerati, luci “crude”, sia nei paesaggi che nei dettagli che amavo (e amo) tanto.



Queste sono alcune delle pochissime dia che ho scansionato (in maniera pessima) La qualità è quella che è, ma giusto per capire cosa facevo 25 anni fa ;-)))



2 commenti:

  1. Bello conoscere il background personale di un fotografo! E bella la storia del rullino e del lavandino! :-)) Grnade Luca, continua così! Un abbraccio!
    Ale

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  2. ROTFL!
    Caro Luca, anch'io ho cominciato affogando inutilmente un rullino nel lavandino.

    Ugo

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Ogni commento è gradito...grazie per averlo lasciato ;-)
Luca